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Favola a rovescio

Abbiamo iniziato a lavorare sul testo umoristico e abbiamo scoperto che un 'trucco' per inventare situazioni divertenti è quello di rovesciare i ruoli di una storia ben nota. Abbiamo fatto un primo tentativo con Cappuccetto Rosso e il lupo ispirati da questa filastrocca di Gianni Rodari:

"C'era una volta
un povero lupacchiotto,
che portava alla nonna
la cena in un fagotto.
E in mezzo al bosco
dov'è più fosco
incappò nel terribile
Cappuccetto Rosso,
armato di trombone
come il brigante Gasparone...
Quel che successe poi,
indovinatelo voi."

 

C’era una volta un lupacchiotto, che era tenero e dolce.
Esso doveva portare il pranzo alla nonna; per portarglielo, doveva attraversare il "bosco del terrore". 
La mamma gli disse che doveva stare attento a Cappuccetto Rosso Sangue.
Quella bambina era davvero cattiva e la cosa più terribile, terrificante e paurosa era che puzzava.
Il lupacchiotto si inoltrò in quel fitto e pauroso bosco.
Ma ad un tratto uscì fuori Cappuccetto Rosso Sangue con un fucile puntato addosso a lui. Il lupacchiotto la implorò di non fargli male. In quel momento, gli scappò dalla tasca la sua adorata pallina e andò ai piedi di Cappuccetto Rosso Sangue.
Il piccolo lupo indifeso disse:
-Tirami la palla, tirami la palla.
Cappuccetto Rosso Sangue lo guardò negli occhi e vide la sua tenerezza. Ella ad un tratto cambiò e, quando vide il fucile sulle sue mani puntato addosso al cucciolo, lo lasciò e disse:
-Povero, cucciolo!Ti accompagnerò a casa io!-
Il lupacchiotto tornò a casa, e da quel giorno Cappuccetto Rosso Sangue diventò buona con tutti.

Chiara

C’era una volta in un bosco buio e fitto un lupacchiotto piccolo.
Era un lupacchiotto tenero e indifeso con gli occhi grandi e gialli; era sempre timido e titubante; il suo ululato sembrava un miagolio e il suo nome era Dodo.
Un giorno la sua mamma era occupata e non poteva portare la minestrina alla nonna malata.
Così diede il cestino con la minestrina a Dodo e gli disse di portarlo alla nonna.
Dodo uscì di casa e seguì il sentiero che portava alla casa della nonna.
Durante il viaggio il lupacchiotto sentì tremare il suolo e ad un certo punto spuntò la terribile Cappuccetto Rosso.
Cappuccetto Rosso era il colosso del bosco; aveva sempre una collana di ossa e puntava il fucile contro ogni cosa che si muoveva.
Cappuccetto Rosso incominciò a sparare verso il lupo, ma esso agilmente schivò tutti i colpi.
Dodo doveva scegliere se tornare a casa per salvarsi, ma far morire di fame la nonna, o andare avanti per darle da mangiare e rischiare di morire ucciso da uno sparo.
Il lupacchiotto scelse di andare avanti; così si fece coraggio e passò attraverso le gambe di Cappuccetto Rosso.
Poi si mise a correre a tutta birra, ma Cappuccetto Rosso lo inseguì.
Per fortuna Dodo arrivò a casa della nonna.
Quando le diede la minestra, il lupacchiotto le raccontò la storia.
La nonna preoccupata non sapeva cosa suggerirgli di fare; così il lupacchiotto uscì e incontrò il cacciatore.
Gli chiese se lo poteva difendere da Cappuccetto Rosso. Il cacciatore accettò volentieri e caricò nel fucile il proiettile sonnifero. Dopo un po’ Cappuccetto Rosso saltò fuori da un cespuglio; il cacciatore fece appena in tempo a sparare che Cappuccetto cadde in un sonno profondo. Il cacciatore portò Cappuccetto Rosso in prigione e il lupacchiotto tornò a casa felice e senza pericoli.

Tommaso 

Nel mezzo del bosco fitto viveva un lupacchiotto. In questo bosco si sentiva  il rumore dei gufi, il fruscio delle piante e gli spari dei cacciatori. Quando il lupacchiotto stava cogliendo dell’uva, d’un tratto sentì un rumore.
Era Cappuccetto Rosso: il suo corpo era come quello di un colosso, per questo faceva vibrare la terra. La sua mascella era d’acciaio e, se le si tirava un cazzotto, lei non sentiva niente.
Invece il lupacchiotto era indifeso: i suoi occhi erano dolci e grandi, il suo ululato era come il miagolio di un gatto.
Il luppachiotto gentile scappò da Cappuccetto Rosso per un pelo e si nascosein un pollaio.
Dopo un po’ di tempo, il piccolo andò dalla sua nonna che si trovava in mezzo al bosco.
D’un  tratto inciampò e trovò davanti a se il “colosso”, cioè Cappuccetto Rosso.
Il luppacchiotto non sapeva cosa fare, allora Cappuccetto Rosso lo mangiò.
Il colosso entrò in casa e si mangiò anche la nonna.
Soddisfatto si fece un pisolino.
Intanto che dormiva Cappuccetto Rosso non si accorse che entrò un cacciatore e le sparò.
Dopo il salvatore aiutò a uscire dalla pancia il lupacchiotto e la nonna.
Tutti erano felici, anche la mamma, anche se non lo sapeva!
Da allora vissero felici e contenti.

Andrea


In un fitto bosco buio, dove si sentiva il verso del gufo, viveva un indifeso lupacchiotto.
Esso aveva dei lucidi occhi azzurri e un'espressione dolce e tenera.
Il lupo viveva con il suo coniglio Tamburino che aveva trovato solo e indifeso sotto un pino.
Il coniglio era calmo e dolce, ma quando vedeva che il suo padrone veniva attaccato da qualcuno non c’era modo di fermarlo.
Il lupacchiotto era sempre preoccupato di incontrare Cappuccetto Rosso e un giorno, mentre passeggiava insieme a Tamburino, sentì il terreno muoversi: era la terribile bambina.
Ella era un colosso ed aveva una mascella d’acciaio.
La ragazza mangiava carne di cane, aveva una collana di ossa intorno al collo e puzzava di fogna.
Lei puntava la pistola su ogni persona che incontrava.
Ma, nonostante tutto, cercava da sempre un animale domestico.
Quando il lupo vide Cappuccetto Rosso, si spaventò e si mise a mugolare .
Poi la ragazza gli propose di fare una battaglia all’ultimo sangue: se avesse vinto lei, si sarebbe presa Tamburino e non avrebbe dato noia a nessuno.
-Ma se vinco io,- urlò il lupacchiotto -tu te ne andrai dal bosco e non tornerai mai più!
Al lupo andavano bene i patti, ma all’inizio della battaglia la bambina gli tirò un pugno supersonico chiamato “spaccaossa” e stese a terra il povero lupacchiotto. Al suo risveglio Cappuccetto Rosso prese Tamburino e scappò via.
Da quel giorno la bambina diventò buona e non dette fastidio a nessuno.

Virginia